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Comitato per Bersani Segretario del Partito Democratico
Ed ecco il Partito Democratico
post pubblicato in diario, il 26 ottobre 2009





Dopo le belle elezioni primarie di ieri, 25 Ottobre 2009, viene voglia di scrivere qualcosa: perchè sono state un successo, sotto vari punti di vista.

- 3 milioni di votanti sono tantissimi, soprattutto se si pensa che l’Italia non sta vivendo un momento di “euforia” (come invece accadde nel corso delle primarie del 2007).

- Ha vinto la squadra di Pierluigi Bersani, il nuovo Segretario, perchè è quella che meglio garantisce all’elettore – simpatizzante quel connubio necessario tra “esperienza e valori” del Passato e “visione e progettualità” per il Futuro.

- I “competitors”, Franceschini e Marino, hanno dimostrato, da subito, apertura e rispetto verso il nuovo Segretario: questo porterà ad una sana dialettica ed un irrobustimento dell’azione politica del Partito nei prossimi mesi.

- Con queste Primarie si disegna  una squadra di Segretari Regionali “giovani e preparati” (con Amendola in Campania, Martina in Lombardia, Speranza in Basilicata, Basso in Liguria, Serracchiani in Veneto, e tanti altri): emerge, dunque, una nuova classe dirigente.

- Queste elezioni hanno finalmente portato al centro Temi che erano stati lasciati troppo a lungo in periferia: dal Lavoro quale diritto fondamentale, alla Green Economy quale opportunità di sviluppo economico e culturale, alla Ricerca e Innovazione quale necessità per competere in un mondo che cambia rapidamente, all’Immigrazione e la Diversità viste come opportunità di crescita per la società tutta,  alle Alleanze politiche “per tornare a governare il Paese”.

Ebbene, in questo fine 2009, dopo un anno di seria crisi e di immobilismo (della Politica e dell’Economia), si apre uno spiraglio per agire e far cambiare rotta all’Italia: un Paese che ha dimostrato, in queste elezioni, di voler esserci e di saper scegliere in maniera critica.

A Bersani il delicato ma possibile compito di raggiungere questo obiettivo, cominciando (questo il mio suggerimento) dal tema fondamentale dell’Organizzazione (centrale e periferica) del Partito Democratico.

Buon lavoro, Segretario.

Massimo Preziuso

Pubblicato su http://www.innovatorieuropei.com/redazione/editoriali/ed-ecco-il-partito-democratico

Video: La Green Economy di Bersani
post pubblicato in diario, il 22 ottobre 2009


Consip (MEF) lancia bando per fotovoltaico
post pubblicato in diario, il 22 ottobre 2009


 Consip lancia bando per fotovoltaico.

Si intensificano le attività di Green Public Procurement (Gpp) di Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che gestisce il programma per la razionalizzazione degli acquisti della Pubblica Amministrazione.

Consip, infatti, ha lanciato un “bando verde” sul Mercato Elettronico della P.A. per “Beni e servizi per la produzione di energia da fonti rinnovabili”, che lancia l’offerta sul fotovoltaico e tende a incoraggiare l’utilizzo delle fonti alternative nell’ambito delle amministrazioni centrale e locali.
Dopo l’introduzione di elementi green nelle convenzioni relative al settore energetico, con il bando per il fotovoltaico Consip compie un ulteriore passo avanti rispetto alle sue politiche di sostenibilità ambientale dei consumi pubblici perché, con questa offerta sulle rinnovabili, in realtà non si limita a mettere a disposizione della P.A. strumenti per la riduzione dei consumi energetici. Con questo bando, infatti, si incentiva le amministrazioni a diventare esse stesse ‘produttrici’ di energia da fonti rinnovabili.

 Tratto da http://networkedblogs.com/p15063996

Gli aperitivi della Green Economy a Milano: un'esperienza da replicare in tutt'Italia
post pubblicato in diario, il 20 ottobre 2009


Vi invito a visionare il Sito Web degli "Aperitivi della Green Economy a Milano": http://www.apegreen.org/

Questo è il tipo di iniziativa di cui c'è bisogno per formare ed entusiasmare, in maniera semplice, i cittadini e le comunità ("Community Building", direbbero gli americani di Obama) sul variegato e affascinante tema della "Sostenibilità (Ambientale)" e, più in generale, per "formare" le Comunità sui temi di attualità.

Una proposta: perche' il Partito Democratico non si fa promotore di iniziative come queste nelle città e/o anche nei piccoli centri, "utilizzando" le migliaia di sezioni sparse per tutto il territorio nazionale?

Anche questo, a mio avviso, è fare "innovazione" in Italia.

Massimo
Parte il festival internazionale audiovisivo della biodiversità, Roma 15-18 Ottobre
post pubblicato in diario, il 19 ottobre 2009



Il Festival comincia il 15 ottobre con un convegno su “Crisi alimentare tra emergenza e sviluppo sostenibile” e termina il 18 ottobre con la premiazione dei vincitori del concorso internazionale.

I temi affrontati andranno dalla sovranità alimentare al rapporto tra uomo e terra, dalla povertà nel mondo ai temi dell'economia.

Il Sito del Festival è
http://www.mediatecadelleterre.it/festival-della-biodiversita/

Un vero innovatore segretario del PD
post pubblicato in diario, il 13 ottobre 2009


Un vero innovatore segretario del PD

(di Alessia Centioni - Innovatori Europei Brussels)

Cari Innovatori e Innovatrici,

domenica 11 ottobre in qualità di delegata del Belgio ho partecipato alla Convenzione Nazionale del PD per confermare il mio sostegno a Luigi Bersani.

Il  suo discorso pacato, puntuale e misurato ha espresso quel che il popolo dei riformisti italiani si aspetta dal suo leader. Non uno spot, niente demagogia.  Solo un programma, articolato da realizzare con impegno ed  efficacia razionale. Un’analisi lucida della drammatica situazione in cui oggi l’Italia si trova, un’alternativa concreta su cui puntare per risollevarsi e guardare al futuro che è già qui. A noi innovatori non piacciono le parole da comizio, le platee infiammate che si perdono nel vuoto delle parole. A noi innovatori non piacciono i colpi bassi tirati a chi non ha potere di replica. Non crediamo in un partito che si arrocca su posizioni elitarie illudendosi di poter far da solo consegnando il paese nelle mani di un potere arrogante e personalistico.

 La coerenza, questa si, la pretendiamo, e solo in Luigi Bersani e nella sua politica possiamo dire di trovarla. Una politica  che guarda diritta alla Green Economy, all’abbattimento delle corporazioni, al welfare, alla centralità del ruolo della donna, alla laicità.

 La continuità di un partito  che lavora per l’Italia e lo fa insieme agli altri, una politica coraggiosa che accetta il sostegno  di  quanti vogliono cambiare.

 

Rinnovo tutto la stima a Luigi Bersani, il segretario che scegliamo il 25 ottobre

Un progetto Apollo verde
post pubblicato in diario, il 9 ottobre 2009


 
È necessaria una mobilitazione di guerra per salvare il pianeta dai mutamenti climatici
 
Si dice che chiunque arrivi a comprendere le conseguenze del cambiamento climatico ha il proprio momento 'oh, merda.' - un istante in cui tutte le implicazioni scientifiche si chiarificano, e ci si rende conto di quale situazione stupendamente pericolosa l'umanità ha creato per se stessa.

Ho vissuto un momento simile a luglio, grazie al capo consulente sul clima del governo tedesco. Hans Joachim Schellnhuber, il presidente di un consiglio di consulenza conosciuto con il suo acronimo tedesco, WBGU, è un fisico la cui specialità - e forse non a caso - è la teoria del caos. Intervenendo ad una conferenza ad inviti all'Istituto Santa Fe in Nuovo Messico, Schellnhuber ha divulgato le conclusioni di un nuovo studio di cui nemmeno il Cancelliere Angela Merkel era a conoscenza. Se le conclusioni di Schellnhuber sono corrette - ed egli è considerato uno dei sei scienziati climatici più eminenti al mondo - il suo studio presenta elementi imponenti, fondamentali per il meeting cruciale di dicembre a Copenhagen, dove i leader mondiali tenteranno di accordarsi sulle modalità di intervento più efficaci al contrasto del surriscaldamento globale. L'indagine getta inoltre una luce impietosa sui discorsi altrimenti incoraggianti che il presidente statunitense Barack Obama ed il cinese Hu Jintao hanno pronunciato alle Nazioni Unite il 23 settembre. Hu si è spinto oltre ogni leader cinese, impegnandosi a limitare la crescita di emissioni di gas serra per un 'margine notevole' entro il 2020. Anche Obama ha sottolineato la necessità di una tale riduzione, aggiungendo che "il tempo a nostra disposizione per invertire questo corso degli eventi sta scadendo". Purtroppo lo studio di Schellnhuber ci suggerisce che il nostro tempo, di fatto, è quasi finito.

Schellnhuber ed i suoi colleghi del WBGU sono andati ben oltre le conclusioni dell'Intergovernmental
Panel on Climate Change (Foro Intergovernativo sul Mutamento Climatico), l'organo delle Nazioni Uniti le cui relazioni scientifiche sono, di fatto, limitate dalla necessaria approvazione dei governi del mondo. L'IPCC dice che i paesi industrializzati devono tagliare le emissioni dal 25 al 40% (rispetto al 1990) entro il 2020 se l'umanità vuole evitare le più catastrofiche conseguenze del cambiamento climatico. Lo studio del WBGU ci dice, invece, che gli Stati Uniti dovrebbero ridurre le emissioni del 100% entro il 2020 - in altre parole, eliminare interamente le emissioni di carbonio nei prossimi dieci anni. La Germania, l'Italia ed altri paesi industrializzati devono fare lo stesso tra il 2025 ed il 2030. La Cina ha tempo solo fino al 2035, ed il mondo intero deve liberarsi dalle emissioni di carbonio entro il 2050. Lo studio aggiunge che i paesi considerabili come i più inquinanti possono ritardare il giorno della resa dei conti 'acquistando' diritti di emissione da paesi in via di sviluppo, ma ciò è attuabile solo tra pochi anni.

Lo studio condotto da Schellnhuber sottende due idee fondamentali. La prima è che l'umanità dovrebbe aspirare ad una probabilità del 70% di limitare l'aumento di temperatura a 2 gradi centigradi sopra i livelli preindustriali. Accettare la possibilità del 50% concederebbe una manciata di tempo in più utile ad eliminare le emissioni, mi ha spiegato Schellnhuber, "ma che razza di principio precauzionale è questo?".

Ancora più fondamentale è l'assunzione che il diritto di emettere gas serra è diviso equamente tra tutte le popolazioni del mondo. Conosciuto nei circoli diplomatici come il 'principio pro-capite', questo approccio è stato a lungo enfatizzato dalla Cina e dalla maggior parte dei paesi in via di sviluppo, e perciò è considerato essenziale per un accordo a Copenhagen - ma tra tutti i leader del G8 solo Merkel lo ha approvato. Lo studio WBGU calcola la somma totale di emissioni compatibile con una possibilità del 70% di rispettare l'obiettivo di 2 gradi centigradi, e poi divide il numero per la popolazione di 7 miliardi di persone. Il risultato è una quota diemissione annuale di CO2 di 2,8 tonnellate a persona. Una notizia dura da digerire per gli americani, che ad oggi emettono 20 tonnellate a persona - e questo spiega perché la scadenza per gli Stati Uniti è la più imminente. Nemmeno la Cina accoglierà con piacere questa notizia: la combinazione di alte emissioni annuali con una popolazione enorme dà a questo paese una scadenza solo poco più lontana rispetto all'Europa ed al Giappone.

"Sono rimasto scioccato di fronte a questi numeri", dice Schellnhuber. La sua speranza è che i governi del mondo, a Copenhagen, si accordino per dare il via ad un 'Progetto Apollo Verde' che, similmente all'impegno di John F. Kennedy di portare l'uomo sulla Luna nel giro di dieci anni, si ponga come obiettivo lo spingere le principali economie a divenire ad impatto zero, per quanto riguarda le emissioni di CO2, in un decennio. Il mercato delle emissioni di carbonio, per i paesi a basse emissioni, combinato ad una simile 'mobilitazione di guerra', potrebbe salvarci dalle conseguenze peggiori del cambiamento climatico.

Vi pare irreale? Speriamo di no, o sarà un momento 'Oh, merda.' per tutti noi.
(01 ottobre 2009)
Un Ministero per lo Sviluppo Sostenibile per la Green Economy and Society in Italia
post pubblicato in diario, il 6 ottobre 2009


Se si vuole essere protagonisti nella nuova epoca della Sostenibilità, questo è il tempo delle grandi innovazioni, soprattutto in Italia.

Tante sono le cose da fare, nel settore pubblico ed in quello privato, nei mondi della scuola, della ricerca, dell’industria, dei media, della finanza ed altri ancora.

Ma la prima cosa di cui un Paese come il nostro ha bisogno oggi è la nascita di una struttura di Governo che attui e coordini tutto il complesso di “politiche pubbliche” necessarie all’avvio di un percorso che ci porti ad una Green Economy and Society.

Una soluzione in tal senso è la nascita di un Ministero per lo Sviluppo Sostenibile (MISS), che accorpi in sé il Ministero dello Sviluppo Economico (MSE) e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM).

In tal modo, il MISS si doterebbe della forte capacità di impatto sul mondo industriale dell’attuale MSE (che è l’amministrazione di riferimento per i settori portanti dell'economia italiana) e dell’esperienza e competenza in tema ambientale del MATTM (che è l’amministrazione preposta all’attuazione della politica ambientale), migliorando efficacia e efficienza della spesa pubblica.

Il Ministero per lo Sviluppo Sostenibile diverrebbe così, insieme al Ministero dell’Economia, il motore delle politiche di sviluppo (sostenibile) dei prossimi decenni in Italia.

Una proposta come questa, oggi, è chiaramente una provocazione, ma un Paese moderno, perché possa cambiare davvero, ha il dovere di discutere anche di provocazioni.

                                                                                                                               

Il Trentino "Zero Emissions" nel 2020: una Best Practice in Italia
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2009


 In Alto Adige, autarchia energetica grazie ai boschi e all'acqua

Ai Colloqui di Dobbiaco la Provincia autonoma annuncia il piano per la totale eliminazione di fonti fossili entro il 2020. Si punta sulle biomasse, l'eolico, il solare e l'idrogeno

di ANDREA DI STEFANO - La Repubblica 4 Ottobre 2009



DOBBIACO
- In vista della conferenza sui cambiamenti climatici di Copenhagen, le regioni alpine giocano la carta dell'autarchia energetica. Ad assumere a tutti gli effetti la leadership è l'Alto Adige che ha annunciato oggi ai Colloqui di Dobbiaco, storico evento di dialogo culturale e scientifico sull'ecologia che ha preso il via nella località altoatesina, che la Provincia intende eliminare l'utilizzo di fonti fossili entro il 2020.

"Attualmente abbiamo già un bilancio intermedio che evidenzia che il 56% del fabbisogno energetico è raggiunto utilizzando fonti rinnovabili - spiega l'assessore all'ambiente e energia della Provincia autonoma, Michl Laimer - il nostro piano è quello di raggiungere il 75% nel 2013 e il 100% entro il 2020. Per fare un raffronto nel 2005 la quota delle rinnovabili in Svezia era al 39,8%, in Finlandia al 28,5%, in Austria al 23,3%, in Germania al 5 e in Italia al 5,2%".

Il consumo energetico in Provincia di Bolzano è costituito per il 29% da elettricità, integralmente coperta dalla produzione idroelettrica (930 centrali in tutto, 784 da 220 KW, 116 da 220-3000 KW e 30 oltre 2000 KW per una produzione netta superiore del 50% alle esigenze locali) e per il 71% da domanda termica coperta ad oggi per il 27% con le rinnovabili e il 44% dalle fonti fossili che l'Alto Adige sostituirà integralmente entro il 2013.

"Non si tratta di un obiettivo ambizioso ma assolutamente realistico - ha continuato l'assessore Laimer davanti alla platea dei Colloqui di Dobbiaco - che la Provincia intende perseguire con l'utilizzo delle biomasse (legname da coltivazioni forestali), l'eolico, il solare e l'idrogeno. Oggi in Alto Adige sono in funzione 63 centrali a biomasse che producono annualmente 350 MWh che serve 10600 utenze allacciate con un taglio di emissioni pari a 48 milioni di tonnellate pari a 139000 tonnellate di CO2: il 15% arriva da legname delle foreste locali e il resto dagli scarti delle segherie ma intendiamo incrementare fortemente la quota derivante dalla coltivazione forestale e per questo l'Associazione per le biomasse sta mettendo a punto un piano per risanare parte del patrimonio boschivo favorendo il taglio delle piante più vecchie e l'avvio di nuova forestazione. Gli altri asset sui quali puntiamo sono il biogas e il fotovoltaico termico". Oggi in Alto Adige sono in funzione 31 impianti che trattano deiezioni animali e rifiuti organici, producono elettricità per 13 milioni di KWh e garantiscono minori emissioni per 9300 tonnellate CO2 risparmiate e 930 di metano. Sul fronte del solare grazie al conto energia negli ultimi due anni si è arrivati a 1068 impianti di pannelli per la produzione di energia elettrica, pari ad un installato di 29000 KW installato, e 17700 installazioni di solare termico: oggi il 50% di tutti i collettori solari in Italia è in Alto Adige per 195000 mq, pari a 40 mq ogni cento abitanti. La Provincia sta siglando un accordo con la Lega dei coltivatori per installare tetti fotovoltaici su tutti i masi dell'Alto Adige. La logica che ispira l'azione in tutto il territorio provinciale è quello che i cittadini producono la loro energia, si abituano anche ad amministrarla e distribuirla. Il caso più emblematico è quello di Dobbiaco dove la centrale a biomasse è di proprietà di una cooperativa costituita dalle 700 famiglie e imprese del comune: tutti sono collegati alla centrale che produce 600000 euro di utili l'anno e l'obiettivo della cooperativa è di acquistare la centrale idroelettrica oggi nelle mani di privati. Nella Provincia operano anche 291 piccoli impianti geotermici e 7 siti che hanno passato la valutazione ambientale strategica dove saranno installate 5000 sonde in grado di intercettare il calore del suolo.

Nel migliore dei mondi ambientalmente possibili del nostro Belpaese non manca un piano specifico per l'idrogeno: è stata posata la prima pietra per l'impianto che a Bolzano produrrà il nuovo combustibile utilizzando energia elettrica idroelettrica mentre a Rovereto sarà utilizzato il fotovoltaico e sul valico l'eolico grazie ad un progetto con Tirolo austriaco e Baviera che prevede che distributori di idrogeno in tutte le aree di servizio del tratto dell'autostrada del Brennero da Verona a Monaco.

 

Olimpiadi 2016 e Green Revolution
post pubblicato in diario, il 3 ottobre 2009


Alcune piccole riflessioni sulla vittoria di Rio De Janeiro su Chicago (USA), Madrid (Europa), Tokyo (Giappone) nella designazione della città sede dei Giochi Olimpici del 2016.

Questo è un qualcosa che, chiaramente, va aldila' dello Sport: è ormai chiaro a tutti quanto questi Eventi mondiali rappresentino soprattutto "equilibri e dinamiche politiche".

La designazione di Rio de Janeiro è un ulteriore e chiaro messaggio sul fatto che Europa, Stati Uniti e Giappone hanno aperto, in pochi anni, la Leadership Mondiale ai Paesi BRIC.

Sebbene questa possa essere letta come una bella notizia, in termini di re-distribuzione di ricchezza e potere verso i "Paesi Emergenti-BRIC", la stessa ci dice che i "cittadini" delle cosiddette "Aree sviluppate", ovvero Stati Uniti, Giappone ed Europa rischiano difficili decenni di descrescita (economia, politica, demografica).

In questo nuovo contesto, il settore in cui le "Aree Sviluppate" potranno giocare ancora da protagonisti è quello della Ricerca e Innovazione scientifica.

Ed oggi il primario binario di ricerca e innovazione passa per la "Green Revolution": su questo tema ci si gioca il futuro, da qui alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Di questo l'Europa deve fare presto tema prioritario per lo sviluppo.






permalink | inviato da GreenEconomyAndSociety il 3/10/2009 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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